Alessandra Andreose

"A mia figlia"
olio su tavola
cm. 35 x 35



















"Pietro"
olio su tavola
cm. 30 x 30























 
"Rosa"
olio su tavola
cm. 30 x 30





















"Simona"
olio su tavola
cm. 40 x 40






"Greta"
olio su tavola
cm. 35x35 




















"Annalisa"
olio su tavola
cm. 60 x 60





















particolari



















"Alice"
olio su tavola
cm. 35 x 35




















OPERE

"Il velo dipinto"
olio su tavola
cm. 40 x40






















"Pan"
olio su tavola
cm. 40 x 40
"Bambina"
olio su tavola
cm. 35x35




















"Martina"
olio su tavola
cm. 50x110
Martina… è questo il nome della donna che ci volge le spalle affinché nulla si ponga tra lei e i colori dell’infinito nei quali ama abbandonarsi nella solitudine di quel mondo che l’artista, come una dea amorevole, ha creato soltanto per lei. Se si osserva questo dipinto con gli occhi della mente, esso rivela profondità che, da principio, sfuggono alla vista e nelle quali Alessandra ha voluto dissimulare la sua inafferrabile inquietudine. La bellezza a volte mostra anche l’altro volto di sè, quell’intimo tormento interiore che, paradossalmente, rifulge di luce. Questa arcana contraddizione trova la sua massima celebrazione nella poesia e qui il poeta è la stessa Alessandra che assegna il dolore come compagno all’eroe e insieme a lui, in un lungo peregrinare alla ricerca del Bene, intona un malinconico canto d’amore nella speranza che il suo destino si compia.E’ la sorte, questa, di Demetra, madre di Persefone, che vaga per il mondo alla disperata ricerca dell’amata figlia. E… se aguzzate l’udito, chissà, forse potrete cogliere anche voi il poderoso palpitare del suo cuore addolorato.
Luigi La Gloria



"La Creazione"
olio su tavola
cm. 50x60

"Creazione… in essa vi è l’indefinibile splendore dell’universo dove è celato il significato del Bene e del Male. Un titolo, questo, che apre a un dibattito di straordinaria portata. E, sebbene io non ami indugiare in esternazioni complesse che toccano ambiti della filosofia o della psicologia del profondo, consentitemi soltanto una breve riflessione. Il desiderio, nella maggior parte dei casi, è un impulso volitivo proteso essenzialmente al possesso. Ma, nel caso di Alessandra, il desiderare in arte non trova il suo naturale appagamento nel possesso ma piuttosto nella contemplazione dell’ideale di bellezza a cui aspira. Ella preferisce liberare quella pulsione nell’indeterminatezza, un diletto dal quale si è lasciata cullare fino da quando, ancora fanciulla, sognava dell’arte. Tuttavia ci si domanda: senza un preciso parametro, come si può giungere alla definizione di un modello? Ebbene, alla base delle aspirazioni artistiche di Alessandra c’è la ricerca e la sperimentazione, una sperimentazione che non giungerà mai a un punto d'arrivo perché il suo obiettivo non è la conclusione o, come dicevamo, il possesso. Ella ama cibarsi delle mutevoli suggestioni della ricerca e dello studio del bello allo scopo di nutrire proprio quel suo desiderio. Una volta Goethe, parlando d’arte, disse: “la bellezza risiede nella maniera in cui si desidera rappresentarla”. Quanta saggezza! Il suo desiderio di bellezza, in questa stupenda tela, Alessandra lo esprime con una raffinata allegoria della creazione. Una donna, che simboleggia il demiurgo di Platone, che elargisce doni; una donna la cui imperturbabile espressione palesa la dignità di una regina che mostra uno sguardo senza tempo, distaccato, incurante della realtà, privo di emozioni, avulso da desideri. Il grigio dello sfondo descrive l’ineluttabilità del ciclo della vita, ma il grigio è anche il colore dei recessi della sua anima dove si nasconde l’altra estremità del filo della creazione: la morte. Ma ecco dinnanzi a lei, deposti come doni, i frutti della Natura che nutre i suoi figli ai quali tuttavia la regale figura non rivolge lo sguardo perché in lei non vi è alcun desiderio di compiacimento."
Luigi La Gloria
"L'Abbondanza"
olio su tavola
cm. 50x60





















"La Vita"
olio su tavola
cm. 50x60
Anche in questa tela Alessandra, con raffinata allegoria, tratta un tema di rilevanza universale: la vita. Se nel primo dipinto ha rappresentato la creazione e ha voluto insieme sottolineare che, al di là di qualsiasi metafora, il mondo fisico con tutto ciò che contiene esiste obiettivamente, qui in questo secondo ha raffigurato il prodotto della creazione, ciò che, in un linguaggio metafisico, è definito atto che determina l’esistenza che, a sua volta, esprime il divenire. Nei fatti significa il fiorire, lo svolgersi e il compiersi della vita. Temi questi, si sa, che appartengono più alla sfera della filosofia che della pittura. Ella, nel suo cammino contemplativo della bellezza, qui sceglie di rappresentarla servendosi della sua accezione più alta poiché la bellezza, al di fuori della vita, non avrebbe ragione di essere e infatti si specchia nella vita per avere consapevolezza di esistere. Alessandra, in queste sue particolarissime composizioni, fa ricorso a metafore antiche per rappresentare lo straordinario significato che ha, per lei, la vita. Qui, la figura femminile è la dea delle messi nelle sembianze di una contadina al cui sguardo, già ammaliante e misterioso, Alessandra aggiunge un’espressività che suscita stupore. Ma anche qui quel colore che la circonda e la compone è il grigiore dell’ineluttabilità attraverso il quale l’artista ci vuole ricordare ancora una volta l’implacabile ciclo della vita che contempla in sé anche l’ombra e la morte. Ma la vita, valore incommensurabile, prevale su ogni altra cosa e, nel breve tempo in cui è vissuta, esprime la più grande opportunità di conoscenza concessa alle sue creature. Qui la mano della dea porge, ad un’umanità assetata di nutrimento e amorevolezza, un rosso melograno simbolo di fertilità e dell’unità nella fratellanza: tanti chicchi racchiusi in un unico frutto.
Luigi La Gloria

"Roberta"
olio su tavola

"Roberta": Quel rasserenante cielo azzurro, alle spalle della figura, sembra essere il punto determinante dal quale dare inizio all’interpretazione di questo originale ritratto. Azzurri si rivelano gli occhi, benchè l’azzurro non sia il colore usato dall’artista per definirli. L’azzurro è il simbolo della lealtà e dell’idealismo che traspaiono dall’espressione di questa donna; azzurro doveva essere certamente l’animo di Alessandra quando ha creato questo dipinto. Tutto nell’opera rifulge, magicamente, di questo colore che, nell’iconografia antica, rappresenta anche la conciliazione. Non sembra anche a voi che quel fondale condizioni in qualche modo l’osservazione dei particolari del dipinto? 

Luigi La Gloria















ALESSANDRA ANDREOSE
La formazione artistica di Alessandra comincia lontano nel tempo quando, ancora bambina, osservava, con occhi curiosi e ammirati, il padre Danilo plasmare le sue raffinate opere di scultura. Quale migliore guida per una fanciulla che già sognava di arte? Nella sua mente, tuttavia, non attecchivano le radici di quel più che naturale sentimento di emulazione nei riguardi di un padre famoso scultore. Ella, nel suo intimo, aveva in germe qualcosa di molto più solido che una sterile mimesi. Ed è proprio così che comincia a consolidarsi in lei un intimo legame con l’arte. All’inizio, questo impalpabile sentimento cresce nella vaghezza, come quel piccolo seme nella terra che sogna l’incontro con la luce. Poi, in un momento indefinito della sua giovane esistenza, ecco che incontra il suo alter ego, quell’altro i che, tempo prima, guardando le mani del padre dare vita alla pietra, ella aveva consacrato all’arte. Lungo il sentiero della sua crescita formativa, incontra svariate forme d’arte con le quali flirta ma non vi si sofferma perché, non avendo ancora del tutto maturato un’idea sulla quale fondare il suo tempio, permane alla ricerca di un modello stabile con il quale sancire un appagante accordo intellettuale che le consenta di esprimere ciò che c’è di prezioso in lei. Sì, perche ella sente di avere in sè un forte anelito di bellezza.  Ma che cos’è la bellezza? Narra il poeta Esiodo che, alle nozze di Cadmo e Armonia in Tebe, le Muse abbiano cantato, in onore degli sposi, questi versi: “Chi è bello è caro, chi non è bello non è caro.”
Invero, nella Grecia antica, non esisteva un preciso criterio per definire la bellezza; potremmo dire che i Greci, almeno fino all’età di Pericle, mancassero di una vera e propria concezione del bello che troviamo, infatti, sempre associato ad altre qualità: il bello che c’è nel giusto oppure il bello associato all’armonia. Infatti è proprio la perfetta interazione tra la sofferenza del corpo e la grandezza dell’anima a conferire al gruppo marmoreo del Laocoonte una bellezza travolgente. E che dire dell’armonia di Apollo o della conturbante bellezza di Dionisio che si rivela al di là delle apparenze? E venne, poi, un tempo in cui la bellezza veniva espressa nelle simmetrie e nelle geometrie della forma di cui esempio eccelso è il Partenone. Oppure trovava espressione nelle luci e nei colori della vita quotidiana, come nella pittura del medioevo. Ma è nella rappresentazione del corpo umano che si definì il canone della bellezza. Pensate ai volti e ai corpi di Botticelli e del Ghirlandaio, agli ultimi splendidi bagliori della tradizione prospettica del Quattrocento di Palma il Vecchio; alle divine anatomie di Michelangelo che incombono dalla volta della cappella Sistina o al conturbante compiacimento che traspare dagli autoritratti di Dürer. Poi, sul finire del XVIII secolo, ecco che il gioco della bellezza si apre ad un nuovo modello di gusto. Volti di donne che trovano celebrazione in una raffinata avvenenza che, nel linguaggio dell’estetica di quel tempo, coincide con la bellezza. E, al culto della bellezza di quel languido crepuscolo del Settecento, il nascente romanticismo contrappone spiritualità, emotività, immaginazione e soprattutto l’affermazione dell’io dell’artista. Ed è proprio in questo momento del passato che Alessandra trova la sorgente da dove zampilla il magico elisir che nutrirà il suo sempre ricercato, e mai appagato, desiderio di bellezza. E’ proprio allora che ella si getta in quel tempo della storia con la gioia che prova il ruscello al suo primo incontro con le grandi acque. E, in quell’immenso e magico oceano di bellezza, ecco che ritrova quell’altro io che, dopo una fugace comparsa, confuso tra le inebrianti fragranze della fanciullezza, aveva fatto ritorno in quel remoto anfratto della mente, fluttuando in un perenne sogno dove solo i fanciulli dall’animo lieve scorgono il luminoso volto di Apollo. Un aspetto davvero sorprendente questo della nostra artista. Dunque, il desiderio che è causa e allo stesso tempo effetto, un desiderio che porta su di sé la suggestione del mistero e l’inquietudine di una bellezza che sfugge al canone del giudizio. Una straordinaria diversità da contrapporre a questo nuovo modello di rappresentazione dell’icona del proprio io, decretata dai media televisivi: il culto dell’immagine della propria immagine.
Luigi La Gloria

Alessandra Andreose, nata a Bassano nel ‘52, vive e lavora Padova presso lo studio d’arte “A&T design”. La sua formazione artistica comincia in famiglia, essendo figlia dello scultore bassanese Danilo Andreose. L’apprendimento delle tecniche e la ricerca delle forme fanno quindi parte della sua formazione. Il suo percorso artistico inizia nell’ambito della lavorazione della ceramica, settore in cui ha ottenuto ampi consensi, per continuare poi nel campo della grafica. Dopo aver a lungo collaborato alla realizzazione di libri per l’infanzia e di cartoni animati, inizia una proficua sperimentazione che la porta ad un uso del tutto personale delle tecniche pittoriche e decorative, cui affianca un’ottima conoscenza dei materiali e soprattutto del legno. 

Le sue opere nascono dalla fusione dell’esperienza dell’artigiano con la creatività dell’artista unendo la conoscenza di materiali di vario tipo e la padronanza di antiche e raffinate tecniche di lavorazione a ricchezza di fantasia, inventiva e originalità, e soprattutto ad interesse per la ricerca e amore per la sperimentazione. Insolito e personale risulta l’uso della foglia d’oro che si concretizza nell’applicazione di una tecnica antica a simmetrie moderne. Il continuo sperimentare audaci abbinamenti di colori naturali (terre e ossidi), intarsi, spessori diversi crea nelle sue opere singolari effetti di profondità e di movimento. 


“Da sempre, Alessandra Andreose si interessa all’apprendimento delle tecniche e alla ricerca della forma, percorso intrapreso nello studio del padre, il grande scultore bassanese Danilo Andreose.  Gli effetti materici delle superfici sono stati un percorso ulteriore del suo fare artistico, probabilmente influenzata dalla ceramica, settore in cui si è dedicata ottenendo numerosi consensi.” …. “La sua capacità di comprendere le qualità e le vocazioni dei materiali, l’uso della foglia d’oro le permettono di spaziare tra le geometrie sognanti di intarsi e le atmosfere sospese delle figure femminili. Nei rami pieni d’oro, nelle linee rese con texture, aggregazioni di punti e intrecci, sono presenti le battaglie sostenute dall’artista contro la resistenza dei materiali impiegati, credo, spesso senza sapere dove quest’ultimi l’avrebbero portata. Opere dall’indubbio valore estetico che non rinunciano alla figurazione, alla forma, alla linea e alle possibilità espressive dei diversi materiali.”
Alessandra Possamai Vita


“Originale e raffinata la ricerca espressiva di questa elegante autrice padovana che, con precisione calligrafica ed un senso profondo del colore, compone suggestivi e preziosi pannelli astratti ispirandosi alla cultura bizantina. Entro i contorni delle forme geometriche si dipanano superfici musive dorate alternate a tonalità calde e fredde che, attraverso il delicato incastro, consentono all’artista di esprimere suggestivi virtuosismi tecnici. Fra tradizione e modernità, Alessandra Andreose percorre le tracce misteriose della pittura unita all’arte applicata che ci conducono verso esiti in cui l’occhio si immerge voluttuosamente per leggere un’immagine psichica ove la “presenza” della forma assume un toccante effetto simbolico-espressivo.”
Gabriella Niero

Dal 1985 Alessandra Andreose partecipa attivamente alla vita artistica padovana e non con mostre personali e collettive, articoli su riviste di arredamento tra cui “AD”, realizzazione di eventi come “Gli Antichi mestieri in Prato” presso l’Ente Fiera di Padova, la manifestazione “Via Savonarola, Via degli Artigiani”, il “Simposio di Scultura” ad Abano, "MoMArt" mostra mercato degli artisti a Padova. Presso lo studio “A&T design” conduce corsi di pittura ad olio e di decorazione.



1984 - Segnalazione al concorso “Crea un oggetto per la casa” organizzato dall’Unione Provinciale Artigiani in occasione della Fiera Campionaria di Padova
1995/1996 - Partecipazione alla mostra concorso organizzata dall’U.P.A. nell’ambito della fiera “Casa su Misura”.
1997 - Pubblicazione sulla rivista “Brava Casa” di un articolo relativo alla creazione di oggetti di design
1999 - Pubblicazione sulla rivista “A D architectural digest” di un articolo relativo all’attività artistica

2000/2001 - Partecipazione alle mostre di arti applicate organizzate dal C.N.A. nell’ambito della fiera “Casa su Misura”.

2003 - “La poesia del colore” collettiva di pittura nella rassegna “Marzo Donna 2003”, Padova

2003 – “Omaggio alla Biennale” collettiva di pittura presso la galleria “Scoletta di San Zaccaria”, San Marco, Venezia

2004 – “I labirinti dell’immagine” collettiva presso la “Galleria Scrimin” di Bassano del Grappa

2004 – “La dimensione dell’immaginario” collettiva presso lo studio “A&T design” , Padova

2005 – “Movimenti Creativi” collettiva presso lo studio “A&T design” , Padova

2006 – “Materie” collettiva presso lo studio “A&T design” , Padova

2007 - ”Festa dell’arte in Via Savonarola” collettiva a Padova

2010 - “Riflessi d’arte tra oriente ed occidente” Galleria Scrimin Bassano 

2010 - “La Metropoli dell’uomo” Passaggi Artistici RAM 2010, Bastione Alicorno, Padova
2011 - “Il Potere della Seduzione” Passaggi Artistici RAM 2011, Bastione Alicorno, Padova
2012 - “MoMArt alla Gran Guardia” Sala della Gran Guardia Padova
2012 -  “Artcibò” galleria de la Rinascente, Padova
2012 -  Segnalazione  al concorso “CAT” ad Arte Padova
2013 - "MoMArt artisti in Cattedrale" sala espositiva dell'Ex Macello a Padova
2014 -  Segnalazione  al concorso “CAT” ad Arte Padova
























































Corso di Pittura ad Olio (base)

Per imparare a dipingere con la raffinata ed antica tecnica della velatura ad olio.

Un corso molto adatto a chi vuole avvicinarsi alla pittura per la prima volta.

lunedì  o mercoledì dalle 17 alle 19,
sabato dalle 12 alle 16.

Corso settimanale di 8 lezioni di 2 ore ciascuna.

Incarnato e Drappeggi

Per apprendere l'arte di un ritratto, la poesia di un drappeggio grazie alla tecnica della velatura ad olio.

Corso per pittori già pratici che desiderano approfondire il tema dei ritratti e dei drappeggi.

lunedì  o mercoledì dalle 17 alle 19, 
sabato dalle 12 alle 16

Corso settimanale di 4 lezioni di 2 ore ciascuna

Sviluppo della Creatività personale

Per scoprire e sviluppare la propria creatività utilizzando le tecniche della pittura ad olio.

Corso dedicato a pittori non alle prime armi.

lunedì  o mercoledì dalle 17 alle 19
sabato dalle 12 alle 16

Corso quindicinale di 4 lezioni di 4 ore ciascuna il secondo e quarto sabato del mese

Corso di Spatola


Corso per  apprendere la libertà della tecnica a spatola utilizzando colori acrilici o ad olio.

Adatto a chi si avvicina per la prima volta alla pittura  e  a pittori esperti che desiderano provare una nuova modalità espressiva

Martedì 17.30 - 19.30

Giovedì 18.30 -20.30

A richiesta possibilità di corsi al mattino. Minimo 2 iscritti.


Pittura Creativa

Per chi vuole sperimentare l'uso di materiali e tecniche diverse ed una pittura non tradizionale.


Martedì dalle 17.30 alle 19.30 o giovedì dalle 18.30 alle 20.30

Corso settimanale di 8 lezioni  di 2 ore ciascuna

Verso l'Astratto

Un percorso per chi desidera abbandonare le certezze del figurativo e avventuarsi nella pittura astratta.

E' richiesta una pratica minima dell'uso dei colori.

Martedì dalle 17.30 alle 19.30 o giovedì dalle 18.30 alle 20.30

Corso settimanale di 12 lezioni  di 2 ore

Disegno

C'è chi nasce con l'innata capacità di disegnare qualsiasi cosa e chi no.


Corso dedicato a che vuole imparare a disegnare senza problemi o semplicemente riscoprire l'arte del disegno.


martedì dalle 9.45 alle 12.30
mercoledì dalle 18.30 alle 20.45

Modellato

Per chi desidera impare a realizzare una scultura tridimensionale partendo dalla modellazione manuale della materia.

Un corso per avvicinarsi alla scultura e per perfezionarla.

martedì dalle 10.45 alle 12.30
mercoledì dalle 18.30 alle 20.45